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    Lyrics - Outside the Wall

    "The Wall" è stato uno dei dischi in cui sono caduta più a fondo: l'omino che impazzisce e si costruisce il muro con cui nascondersi al mondo (o nascondersi IL mondo?!) non mi è del tutto estraneo.
    [Certo, io poi non tengo la mia ascia preferita nella valigia sulla sinistra*, ma...datemi tempo =P.]
    Però io il muro non ho mai finito di erigerlo: poteva mancare un singolo mattone, sbucare solo gli occhi o un dito - l'ho sempre buttato giù, facendo leva su quell'unica fessura.
    E se la mia volontà, indispensabile, c'è stata... molto lo devo a chi mi ha incitata da fuori, a chi mi ha dato fiducia, a chi è arrivato a sbatter la testa contro la pietra. Che pazienza.... =PPPP.
    A tutti i miei amici: vi ringrazio tutti!!!! Lo so che sono monotona ma...chi se ne frega =P.
    Come sopra detto, dall'album "The Wall (Disc Two)"


    Outside the Wall - Pink Floyd

    All alone, or in twos
    The ones who really love you
    Walk up and down outside the wall
    Some hand in hand
    And some gathered together in bands
    The bleeding hearts and artists
    Make their stand
    And when they've given you their all
    Some stagger and fall
    After all it's not easy
    Banging your heart against some mad bugger's wall



    Non mi darei della "bugger" però O_O! XDDDDDDDD

    Buona notte! Mpciuk!

    ExiL'0n EnTr0pi@

    *V. "One of  my Turns", The Wall - Disc One.

    P.S.
    Ops...mi sa che vi ho appena spoilerato il finale del (doppio!) disco XD. *fugge*.


    Kommentare (9)

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    Baffetto ettoschrieb:
    Ti devo dar ragione. Ogni tanto spengo il cervello. L'essere l'ho identificato in due cose distinte in questi commenti. Una prima volta come lo stato attuale della mia personalita'. Quindi qualcosa che dipende anche da quello che ho fatto o che ho imparato precedentemente.
    E ora lo sto rappresentando come un modello inviolabile a cui per necessita' tutti dobbiamo derivare...
    Forse ho scritto cosi' perche' mi preme che io sia si' garantito nelle mie necessita' ontologiche primarie (voglio dire, io devo esistere e devo esistere in una forma ben precisa che non mi faccia dire un giorno io sono A e il giorno dopo io sono non-A) ma pure che io sia considerato me solo in funzione di quello che sono e non di quello che faccio. Che nella mia ottica personale rappresenterebbe quello che voglio essere e non quello che sono costretto a dimostrare di essere (a volte siamo costretti al "saper fare" e il saper o meno fare ci dice chiaramente cosa siamo).
    In pratica credo di aver commesso quello che chiamerei infantilismo (ma poveri bambini, loro non c'entrano nulla con le mie pippe mentali).
    Mi pare che tu abbia ragione nel considerare il fare doppiamente implicato nell'essere. Purtroppo questa accezione se da un lato spiega che il modo in cui mi gratto la testa e in cui guardo una persona da appena svegliato mi rappresentano in toto (del resto come non vedere negli occhi strabuzzanti di un narcolettico il mio essere??) dall'altro mi fanno capire il contrario ovvero che l'agire in modo diverso segnera' un cambiamento de facto nel mio essere. E' brutto per me capire che non ho scusanti e che se smetto di comportarmi bene allora mi sto comportando male. XD

    So che e' tutto banale ma il modo in cui una mente opera e nasconde le verita' piu' ovvie mi lascia spesso spiazzato e allora anche la conquista del banale e' un'opera titanica.

    P.S.
    io sto male! Tu mi dai solo corda :P
    10 Juli
    ExiL0nschrieb:
    Quella è l'essenza, non l'essere^^. Forse è solo questione di come usiamo i termini a questo punto però.
    Per me l'essere è modificabilissimo, è "ciò che si è" di nuovo in senso generico e per forza di cose cambia, l'essenza è "per definizione" l'immutabile. Non so però (e davvero è NON SO) se ci inserirei ad es. il temperamento, è qualcosa di più "basilare".
    Comunque è vero che gli interessi mutano, ma non credo in modo così drastico. Non credo che ciò che ora mi fa sbadigliare orribilmente potrà mai piacermi del tutto.

    P.S.
    Comunque noi stiamo male.... XD
    10 Juli
    Baffetto ettoschrieb:
    "Il fare deriva dall'essere"? - Si' era quello che stavo deducendo dal tuo discorso. Tentavo di chiare quello che mi avevi risposto. Che come sai sono un po' tardo. Abbiamo concetti diversi di "fare". Per me l'essere non e' legato ad azioni. Per me l'essere e' un rigido stampino su cui poi si possono aggiungere degli abbellimenti posticci ma che di base e' per ciascuno differente. Il fare c'entra poco. Tu dici che che un deficit che segnala mancanza d'interesse e' connesso all'essere e non al fare. Io ti dico che l'interesse non e' legato all'essere. L'interesse viene, si sviluppa, si deforma, muore. E' un abbellimento che si costruisce sull'essere. Sappiamo bene che la mancanza di interesse possa essere colmata. E che si possa imparare ad amare (non solo ad apprezzare) qualcosa che prima si disprezzava. L'essere e' per me l'astrazione piu' profonda. Quella oltre cui una cosa cessa di poter essere scomposta. Tolto l'essere togli tutto. E' come il corpo vuoto di un buddypoke prima della personalizzazione. Solo che mentre ogni utente puo' partire dalla stessa base. Nella realta' esistono basi diverse. Una cosa e' il carattere. Un'altra e' il temperamento. Il carattere si puo' modificare. Il temperamento rimane. Perdonami se ti ingolfo il blog di turpiloqui. Ma penso mi sia molto utile esporre alle tue critiche i miei pensieri... [Quanto mi odi? :P]
    10 Juli
    ExiL0nschrieb:
    "Il fare deriva dall'essere"? E' precisamente quello che stavo dicendo, anche se più che "derivare" avevo pensato a "emanare". Per il resto, propendo per l'esercizio d'oratoria. Con un piccolo appunto: che tu non sappia niente di geografia mi dice che non è che la geografia ti faccia impazzire. Deficit colmabile che segnala una mancanza d'interesse che è "essere", non fare^^ - e relativamente poco modificabile.
    9 Juli
    Baffetto ettoschrieb:
    Mi sembra di capire che in questo modo l'essere sarebbe un'astrazione che riunisce in se' tutte le attivita' che "fai". Se tu sei identificata nel tuo saper fare x, y, z e saper essere c e d, allora tu sei qualcosa che implica dentro di se' x, y, z, c e d. Ma a quel punto x,y,z non sono delle forme d'essere? Si' ok si sviluppano con un tipo di esercizio e per questo non sono naturali, ma derivano strettamente dal tuo essere. Le cose che fai derivano dalla tua preparazione e dal tuo essere. No?
    Neppure io credo un rapporto d'amicizia si basi sull'utilita'. Il mio parlare dell'utilita' di essere sbronzo fino a mattina era un modo scemo per dire che io piu' di quello non offro'. Se la gente mi e' vicina vuol dire che c'e' qualcos'altro che li tiene legati a me. E se anche fosse per un saper fare qualcosa, sarebbe un saper fare del tutto innato in me che non dipende dalla mia preparazione. Potrei non aver studiato nulla di geografia o storia e non riuscire ad inserirmi in nessuna conversazione impegnata sugli argomenti. Potrei pertanto essere etichettato come una persona superficiale non in grado di mantenere discorsi impegnati sulla storia e la geografia. Tuttavia credo fermamente che i miei amici mi vorrebbero bene nonostante questo deficit. Forse perche' non e' un vero e proprio deficit di sostanza. Ma un deficit legato ad elementi supplementari. Che puo' essere colmato. Quello che voglio dire e' che il mi essere ignorante non implica il mio non essere in grado di capire un giorno. Forse se non fossi in grado di capire, e in quel caso sarebbe un deficit sostanziale, non sarei considerato come lo sono ora. Perche' la mia stessa forma muterebbe. Ed io sarei differente in modo completo, sostanziale. Non potrei mai recuperare. Avrei limiti maggiori e non autoimposti. Fermo restando poi che ognuno ha limiti autoimposti e limiti di natura. O almeno secondo me e' cosi'... Poi forse ora sto facendo un esercizio di oratoria ed esercito la mia mente a trovare un senso a quello che mi gira in testa. Probabilmente questi discorsi non sono ancora totalmente maturi e "veri".

    In ogni caso riconosco anche io che la mia padronanza linguistica e concettuale lascia sempre piu' a desiderare...

    ...L'alcol ha mangiucchiato tutti i miei neuroni migliori!
    9 Juli
    ExiL0nschrieb:
    Ma io non intendevo il "fare" come capacità o produttività, il senso è moooolto più generico: il "fare" è come noi mostriamo "l'essere".
    Il mio rompermi le unghie è fare, il tuo commentare è fare. E' fare il mio cazzeggiare varie ore al giorno anzichè studiare, il mio partire di brocca per isolarmi dal mondo... il farsi conoscere è fare!!! In questo senso il fare non è divisibile dall'essere.
    E anche le capacità "umane" sono essere e fare: l'empatia, il saper ascoltare, il saper consigliare, il saper far ridere... trovo non siano imputabili esclusivamente ad uno dei due. Stimare l'utilità è molto più complesso perchè, almeno secondo me, è PIù legata al contesto in cui la persona si trova ad agire, alle richieste, al clima culturale etc; inoltre questi elementi sono diversi da quelli su cui si basa un rapporto d'amicizia (almeno come lo intendo io!)^^.

    P.S.
    A proposito di "saper fare", l'italiano mi sta abbandonando seriamente O_o
    9 Juli
    Baffetto ettoschrieb:
    Non so se sono d'accordo su questo punto. La non gratuiticita' non implica che tutto si basa sul saper fare. Se io fossi anche un genio e sapessi eccellere in ogni attivita' umana non sarei amato e apprezzato per questo. Al piu' potrei essere stimato. Ma la stima e' diversa dall'apprezzamento. E' anche piu' fredda e interessata se vogliamo. Io penso che se uno fa un "investimento" (ma non mi piace molto il termine sembriamo dei piccoli imprenditori) su una persona non lo fa in funzione di quello che poi questa "fara'" ma al piu' di quello che poi essa sapra' "essere". Quanto meno spero di essere apprezzato per quello che sono con tutti i miei difetti e le mie follie. Malgrado non sono affatto una delle migliori persone sul pianeta e non so fare granche'.
    A volte penso che si dia troppa importanza al "saper fare". All' "avere capacita' di" per non accorgerci che noi le altre persone le apprezziamo e vogliamo loro bene semplicemente perche' ci sentiamo bene in loro presenza, perche' le conosciamo quel minimo che basta per farci sentire legati a loro. Perche' in fondo sono una parte di noi e noi siamo una parte di loro. Non la voglio buttare sul taoistico o sullo sdolcinato figuriamoci. Ma non so. Questa connessione tra fare ed essere mi lascia un senso di amaro in bocca. Poi figuriamoci non so nulla io. Pero' non credo sia cosi' e sinceramente non credo di valere per il grado di "produttivita'" o di "utilita'" che so offrire alla comunita'(sia essa di amici o allargata a tutti gli umani). L'unica cosa che mi pare di offrire e' una possibilita' di cazzeggio e di sbronzarsi fino a mattina. Forse anche questa e' una forma di "utilita'" sociale... E la gente mi apprezza perche' so dare questo servizio.
    Ma preferisco vedere la mia "utilita'" qualora io ne abbia davvero una, intrinseca al mio modo di essere spensierato. Diciamo un "se e solo se".
    E spero che sia cosi' per tutti.
    Ti conosco poco ma non penso che tu abbia davvero mancato di "apprezzabilita'"... Penso invece che, come tutti, tu abbia mancato di autostima e fiducia.
    Ma ti vogliamo tutti bene. Dopo tutto si sa gli Hobbit sono creature piacevoli :P
    9 Juli
    ExiL0nschrieb:
    Però ci son state anche persone che hanno fatto, se non gratuitamente, quantomeno come investimento di lunga data e potenzialmente a perdere. Come ho detto, alcuni hanno creduto in me quando avevo ben poco da offrire.
    Comunque quello è vero (me lo scrisse anche un'amica più grande svariati anni fa), ma è anche vero che "il fare" e "l'essere" non sono poi del tutto scindibili ;).
    9 Juli
    Baffetto ettoschrieb:
    Sinceramente gli amici, anche i piu' fedeli e presenti non fanno nulla gratuitamente. Ringrazia te stessa sopratutto. Le persone ti vogliono bene per quello che sei. Non per quello che fai. E' una cosa che sto capendo con un po' di lentezza.
    9 Juli

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